Umana Riservatezza

Spunti di Brunello Cucinelli in occasione del convegno “Consulentia 2018”

Roma, 6 febbraio 2018

La riservatezza è una gentilezza d’animo che dobbiamo alle persone che ci sono vicine ma anche a quelle che occasionalmente incontriamo. È anche un nostro diritto, e non è bello quando si è costretti a pretenderla, perché in tal caso viene meno l’incanto della sua pura sincerità.

La riservatezza tutela la nostra intimità; abbiamo bisogno di una riservatezza giusta, che armonizzi la nostra parte pubblica con quella privata.

Vita pubblica e privata ci sono entrambe necessarie, e giovano al nostro benessere quando dialogano insieme nel giusto tempo e nel giusto modo.

Il saggio Epicuro ci spiega meglio di tanti altri che la vita pubblica, quando diviene preponderante, va oltre il giusto, genera malessere, perché ci ruba il tempo del riposo, indispensabile per rigenerare l’animo. Abbiamo bisogno del tempo del riposo.

Per gli antichi, e per i romani, l’ozio, come quel tempo libero dall’attività pubblica, era invece l’occasione più bella per stare con sé stessi, per ricreare l’animo, per lo studio, per la produzione del pensiero. Era il momento della cura degli ideali, perché tutto ciò che si verificava in quel tempo oziosamente attivo era scevro da qualsiasi finalità materiale.

Il pensiero, lo scritto, la lettura oziosi sono anche per noi il fiore della conoscenza e il cibo degli dèi.

L’ “otium in litteris” svanisce come un sogno mattutino quando viene infranta la riservatezza.

Bellissimo quanto disse l’Alfieri a difesa della propria intimità, minacciata dalla poca riservatezza altrui. Straordinaria la chiara distinzione tra l’ “uomo pubblico” e l’essere “almeno padrone di sé in casa sua”

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