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Tecnologia, Umanesimo e Intelligenza Artificiale

Ala meccanica mossa a mano con un apparecchio - Codex Atlanticus, foglio 860 recto - Leonardo da Vinci (1452-1519), Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio

Lettera della Artificiale e Umana Intelligenza

«Nell’antica Grecia la “tèchne” era un’arte divina, grazie alla quale gli esseri umani potevano divenire esperti di una materia, della natura e del mondo: era l’arte di combinare e trasformare ciò che l’essere umano trovava lungo il suo cammino. Ma mentre un’arte poteva essere padroneggiata e di una tecnica si poteva divenire maestri, così da forgiare creazioni e invenzioni, della natura, che i greci chiamavano “physis”, si potevano solo studiare e tentare di capire le leggi eterne, leggi immutabili da parte degli esseri umani.

Sono convinto che la tecnologia e la continua ricerca del suo sviluppo siano uno dei tratti che rendono “umane” le persone. Noi siamo l’unica specie vivente tra quelle che conosciamo che studia, inventa, crea da quando condividiamo le nostre memorie. Penso si possa guardare alla tecnologia come ad un dono del Creato. Un dono che tuttavia può rubarci quell’anima che il Creato ci ha dato.

Nei tempi moderni quando si discute del rapporto tra umanità e tecnologia spesso ci si sofferma su Internet, sul digitale, sui cellulari e sugli impatti che le innovazioni più recenti hanno avuto e stanno avendo sulla società. Ma la tecnologia accompagna il procedere dell’umanità da tempi antichissimi, da quando abbiamo addomesticato il fuoco, inventato la ruota e adottato l’aratro per i nostri campi. Grazie alla tecnologia i fenici impararono a cuocere la sabbia per farne vetro e a estrarre la porpora dai murici per tingere i tessuti. La tecnologia era alla base dell’arte di Leonardo e delle architetture del Rinascimento. Illuminismo e rivoluzione tecnologica furono due fenomeni che si alimentarono e influenzarono a vicenda. La tecnologia ci ha portato il telaio, la stampa, la macchina a vapore, l’elettricità, il motore a scoppio, la radio, l’aereo, la penicillina, i vaccini.

Macchine volanti, Leonardo da Vinci (1452-1519), appartenente al Codice B (2173), c.83v, conservato presso l'Istituto di Francia, a Parigi

Nel XVIII secolo, studiando alcune tecniche per rendere più dinamiche le sonorità del clavicembalo nacque il pianoforte. E a riprova di quanto tutto ciò rappresenti il nostro essere, non a caso all’interno della sonda Voyager, lanciata negli anni ’70 verso lo spazio profondo, venne inserito un grande disco d’oro contenente una mappa del sistema solare con la posizione della terra, immagini degli esseri umani e l’incisione del “Preludio e Fuga” del “Clavicembalo ben temperato” di Bach eseguito al pianoforte da Glenn Gould. Come a dire “noi siamo questo”.

Oggi osserviamo una nuova possibile e importante innovazione tecnologica: l’intelligenza artificiale. Per la prima volta l’umanità può progettare intelligenze superiori alla propria, non solo per capacità di calcolo o di analisi, ma anche e soprattutto per la facoltà di apprendere, sintetizzare, creare e decidere. Ovunque nel mondo stanno nascendo progetti di sviluppo e, nel contempo, analisi, dibattiti e riflessioni su come tentare di instradare e guidare tali progetti. Speranza e timore sono i due sentimenti che spesso proviamo quando pensiamo alle possibili nuove frontiere verso le quali l’intelligenza artificiale potrebbe spingere l’umanità.

Nel ripensare al passato, non v’è dubbio che di molte innovazioni portate dalla tecnologia abbiamo saputo guidare sviluppo e adozione, cercando una sorta di equilibrio nel nostro rapporto con esse. Dopo i primi momenti di adattamento, anche di incertezza, l’essere umano ha sempre tentato di creare una nuova armonia tra le innovazioni tecnologiche, la propria natura e il Creato.

Ala coperta da un telo mossa a mano da un verricello a manovella, Leonardo da Vinci (1452-1519), Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio

Mi piace pensare che si possa progettare un’intelligenza artificiale “giusta”, aperta e disponibile a tutti. L’intelligenza artificiale non dovrebbe alterare i cicli della natura e dovrebbe essere pensata per lasciare frutti positivi e duraturi a vantaggio di chi verrà dopo di noi. La immaginiamo al servizio dell’umanità e del Creato e non diversamente; studiata per far progredire la vita, non per limitarla o contrastarla. L’intelligenza artificiale dovrebbe favorire la creatività umana, proteggendo e nutrendo il nostro intuito, meravigliosa forma di intelligenza che ci è stata donata. L’AI, come tutto il mondo la chiama, non dovrebbe limitarsi alla sola intelligenza matematica, ma dovrebbe coinvolgere anche quella emotiva fondamentale per comprendere il contesto e favorire la preziosa socialità umana.

Crediamo nell’importanza del giusto rapporto umanistico tra le doti che la natura ci ha donato e la nuova intelligenza che con la tecnologia stiamo costruendo. Non dovremmo dimenticarci mai della nostra anima. E forse l’intelligenza artificiale dovrebbe avere una sensibilità umana.»

Umana e Artificiale:
Tratti caratterizzanti le due intelligenze

In queste settimane di studio e di riflessione sui continui sviluppi dell’intelligenza artificiale abbiamo provato a descrivere quegli aspetti e quei caratteri che ci sembrano differenziarla dall’umana intelligenza e che potrebbero contribuire a guidarci nella sua comprensione ed evoluzione a favore dell’umanità.

Alle origini del nostro pensiero su Tecnologia e Umanesimo

Cronologia dei primi tempi

«A pochi anni dal lancio di Google, Facebook, Instagram e del primo iPhone, in un momento storico in cui si osservano i primi importanti cambiamenti in tutte le società del mondo, ci siamo incontrati e abbiamo dialogato sull’importanza della ricerca di una etica rinnovata nelle interazioni umane attraverso il digitale».

«Il destino di ciò che viene pubblicato online è quasi sempre quello di finire, coperto e superato dai tantissimi nuovi contenuti che ogni secondo vengono realizzati. Tuttavia, può accadere che alcuni contenuti restino “vivi” a lungo e che possano comunque essere ricercati, recuperati e riprodotti in futuro. Possiamo dire che ogni contenuto digitale lascia una traccia di sé, e va studiato e curato pensando ad una vita potenzialmente illimitata. Molto probabilmente chi nei decenni a venire vorrà conoscere e studiare una persona del passato, utilizzerà mezzi digitali per ripercorrere e ricostruirne le opere, il pensiero, la vita. La velocità di questi nuovi mezzi è molto elevata, tale da imporre una andatura pressoché istantanea al flusso di contenuti prodotti o fruiti».

«Nell’organizzare e gestire attraverso il digitale la comunicazione e la relazione con tutti i nostri clienti e partner, abbiamo sempre pensato che sia molto importante comprenderne le aspettative, modulando tempi, modi, canali e contenuti, al fine di rispettare tutti gli esseri umani coinvolti. E ci pare di osservare una crescente consapevolezza della necessità di una guida non tecnica nella progettazione delle tecnologie digitali. Troviamo affascinante pensare di coinvolgere filosofi, antropologi, storici e studiosi dell’evoluzione e del comportamento umano nella guida della trasformazione digitale delle nostre società».

«Internet ci appare come il simbolo, il catalizzatore di un’epoca imperniata su una rivoluzionaria libertà nel campo dell’espressione, della creazione e della conoscenza; sono questi gli ideali umani verso i quali tendiamo. Occorre scrutare gli orizzonti con sensibilità sempre maggiore per realizzare un avvenire di crescita, serenità e condivisione».
Pensiero Artigiani Umanisti del Web, pubblicato in concomitanza del lancio della campagna istituzionale.

«La mia vita, Solomeo, la filosofia della nostra impresa, il Capitalismo Umanistico e l’Umana Sostenibilità».

«Abbiamo condiviso i nostri pensieri sui social network, sul peso che hanno nelle interazioni umane e sul comportamento di tutti. Insieme abbiamo discusso del grande tema di come cercare di guidare la tecnologia e i nuovi media digitali al fine di «non farci rubare l’anima”.»

«La riservatezza tutela la nostra intimità; abbiamo bisogno di una riservatezza giusta, che armonizzi la nostra parte pubblica con quella privata. Vita pubblica e privata ci sono entrambe necessarie, e giovano al nostro benessere quando dialogano insieme nel giusto tempo e nel giusto modo».
Riflessioni sulla “Umana Riservatezza” in occasione del convegno “Consulentia” di Roma.

Presentazione durante il discorso di apertura del Dreamforce del video su Brunello Cucinelli come pioniere del capitalismo umanistico (“compassionate capitalism”).

Incontro con “I giovani Leonardo del Terzo Millennio”.

Gli ospiti del Simposio dell'anima e dell'economia insieme a Brunello Cucinelli riuniti al circolo ricreativo di Solomeo

Brunello Cucinelli insieme agli ospiti del Simposio dell'anima e dell'economia, Solomeo, 2019. Illustrazione di Sunflowerman

Carta del Primo “Simposio dell’Anima e dell’Economia” di Solomeo

«Nel maggio del 2019 sono venuti a Solomeo gli amici della Silicon Valley, dalla California, un paese così lontano nel cammino e così vicino nell’animo.

Insieme a Ramin Arani, Ruzwana Bashir, Marc Benioff (presente con una sua splendida lettera aperta a tutto il gruppo), Paolo Bergamo, Jeff Bezos, Dick Costolo, Lee Fixel, Reid Hoffman, Drew Houston, Lynn Jurich, Sarah Leary, Alec Ross, Ned Segal, Rob Speyer, Nirav Tolia, Trevor Traina abbiamo trascorso tre giorni durante i quali si è discorso sotto la luna, accanto al Monumento alla dignità dell’Uomo, o nell’incanto del Teatro, a cospetto dei grandi del passato scolpiti nei busti classici in marmo, e abbiamo cenato nella Cantina annessa alla vigna, omaggio alla Terra, madre di tutte le cose. Alla fine di questi giorni abbiamo immaginato un possibile resoconto di quanto discusso, una sorta di segno della memoria, una sommatoria dei nostri pensieri, qualcosa che si potrebbe chiamare: Carta del Simposio di Solomeo. Questa Carta ci piacerebbe immaginarla come la fondazione del principio di Armonia tra umanesimo e tecnologia e come possibile fonte di ispirazione del comportamento e dei principi dell’uomo, ed è significativo che sia pensata da persone che sono come dei giovani Leonardo del Terzo Millennio.

L’umanità si ricollega alla storia, e come è emerso con chiarezza dagli amichevoli colloqui del simposio, nessuno dei partecipanti ha dimenticato la propria origine, le difficoltà nel realizzare i propri sogni, i valori umani che stanno dietro ad ogni azione. Una tale consapevolezza ci rende responsabili e desiderosi che dal passato e dal presente possano spuntare i germogli di un futuro armonioso; ci rende consapevoli di quella nobile idea ispirata dal cielo, per la quale tutti siamo eguali, liberi, e meritevoli di realizzare i nostri sogni. Forte è stato l’auspicio che sulla base dei principi comuni a tutti gli uomini, il mondo di domani sia fondato sulla dignità e la fratellanza di ogni persona umana. Ogni voce va ascoltata e presa in seria considerazione. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare, di seguire attivamente il nuovo, perché non accettando i cambiamenti perderemo anche tutto quello che in essi vi è di buono.

Molte cose piacciono, ma non quelle che offendono la dignità dell’essere umano, non quelle che creano distinzione tra i generi. Durante il simposio si è parlato in piena libertà, come vecchi amici. Si è visto con grande piacere che tutti conferiamo un grande valore agli anni dell’adolescenza, un valore che è al tempo stesso sentimentale e creativo. Quanto è bello, sinceramente, questo nostro passato giovanile! Quanti insegnamenti preziosi ci sono venuti, spesso dai nonni e quanto sentimento e buon senso dai genitori! Sono stati insegnamenti di verità e di amore, cioè dei due grandi temi che tracciano la via retta di una persona umana, di una persona perbene. E tali insegnamenti sono per noi presenze attuali.

Oggi si è presi da un’attività che a volte un po’ ruba l’anima alle persone, ma basta un profumo, un gesto, un colore, una frase ed ecco che un determinato giorno, un determinato abbraccio, un determinato sorriso di tanti anni fa ci torna avanti vero e presente, come se tutto il tempo non fosse passato. Abbiamo convenuto sull’importanza attiva delle nostre esperienze passate, mosse quasi sempre da un amalgama di creatività e voglia di rendere migliore la vita di tutti, con rettitudine, con verità, con rispetto.

Quanto fu utile in questo la famiglia! Quel nucleare luogo modello della società, dove il contatto diretto, nutrito dall’amore non meno che dal sentimento di soccorso reciproco, era fondamentale per l’anima. A quel tempo non ci si domandava questa dove fosse, perché era viva in ogni azione quotidiana; ma oggi ce lo chiediamo, e noi, amici imprenditori umanisti e tecnologi, ci siamo interrogati su questo tema, oggi che a volte l’anima non la sentiamo più così vicina. Ma proprio per questo ci piacerebbe che la famiglia, una famiglia buona e benevola, in qualche modo tornasse ad avere sulle persone quell’influenza benefica che ebbe in passato. Una forma nuova, che dobbiamo ricercare, questo è normale, ma una sostanza e un significato antichi, quelli che scolpiscono la personalità positiva, creativa, retta, armoniosa, sincera e vera.

È stato discusso dell’equilibrio tra profitto e dono. Si è fatto voto che il profitto non sia mai separato dal dono: questo non è restituzione e nemmeno credito, ma generazione dello spirito, fiore che sboccia dalla dignità di ogni profitto. Vorremmo che i nostri profitti fossero amabili, in armonia con i veri valori dell’uomo. E se sono giusti, forse saranno affidabili, e durevoli. È bello equilibrare profitto e dono, e questo parte dal giusto guadagno, un guadagno che segue i ritmi della natura, con regolarità, crescendo armoniosamente sostenuto da una rinnovata creatività. Guardando la storia è possibile osservare che non tutto è regolato dalla scienza, ma molto è regolato dal cuore. Il cuore è proprio una cosa straordinaria, appare miracoloso, perché riesce a rendere concreti sogni che la ragione ritiene vani. Tra quelli che l’uomo di oggi sperimenta più spesso vi sono i sogni che collegano tra loro armonicamente le cose più lontane e diverse. Piace molto pensare che il passato, il presente e il futuro possano essere tra loro connessi.

Se si è capaci di osservare, se si sa ascoltare, tale connessione la si vede negli occhi delle persone che incontriamo, la si sente nelle parole, che raccontano la nostalgia del passato e la speranza del futuro. Quanto sarebbe bello se la nostalgia del passato diventasse creativa e se la speranza del futuro fosse concreta! Tutti, veramente tutti, ognuno di noi può fare qualcosa in tal senso, ma, nel Simposio di Solomeo, ci si è guardati negli occhi e si è capito che ai presenti spetta qualche responsabilità in più. L’umanità può scegliere valori perpetui tra quelli antichi e, una volta fatta la scelta, utilizzare i prodotti più avanzati dell’ingegno umano per svilupparli e renderli universali, come ci hanno raccontato i nostri giovani Leonardo parlando delle più recenti evoluzioni tecnologiche e come in questi giorni ha fatto Reid Hoffman narrandoci della nuova, affascinante frontiera dell’Intelligenza Artificiale.

Questo è stato un tema discusso a lungo: pensare a un Creato dove passato e futuro convivano nel presente non è solo un vano sogno, ma un sogno alla portata della nostra normale natura umana. Per questo esistono tante frecce all’arco, a partire da quei grandi simboli eterni dei valori che sono i monumenti, che non servono soltanto a mostrare la bellezza ricevuta dai loro costruttori, ma sono uno specchio dell’umanità. Ogni epoca dell’uomo è divenuta eterna grazie ai monumenti che hanno parlato della sua grandezza con un linguaggio visibile e comprensibile a tutti. Questo è un monito importante come sprone a fare altrettanto, a costruire oggi monumenti eterni per tramandare al futuro la grandezza di questa epoca così straordinariamente ricca di geni contemporanei! Non dobbiamo mai dimenticare di progettare sì a tre mesi, sì a tre anni o trenta anni ma anche a duemila anni.

Come si potranno ringraziare queste ragazze e questi ragazzi, giovani Leonardo del Terzo Millennio, per essere venuti, graditissimi ospiti, a Solomeo, Borgo del Cashmere e dell’Armonia, sede e sorgente di ogni mio sogno, luogo ove cerchiamo di custodire il più alto ideale di una economia nutrita di umanità? È questo un grande onore. Insieme, in questi giorni di amicizia e di raccoglimento, sono stati confermati il rispetto, la custodia e la condivisione di tutto ciò che in ogni tempo fu considerato il più profondo tesoro dei popoli, la più alta testimonianza della nobiltà originaria dell’uomo, l’indice supremo del sentimento di libertà e di dominio morale: l’anima. E i giovani Leonardo, che ogni giorno trattano le cose dell’economia, si sono avvicinati agli ideali più alti con l’eleganza di un nobilissimo dialogo. Le idee per il futuro sono idee di un domani reso gioioso da una tecnologia ancella dell’umanità. L’anima che alimenta l’economia, prima che un’idea, fu un sogno e un dono di vita.

Se mai l’anima fu commossa nell’ideale in questi giorni l’abbiamo sentita in ognuno dei nostri cuori.
Se mai l’umanesimo è rinato nel cuore di persone dei nostri tempi in questi giorni abbiamo vissuto tale felicissimo evento.

Il nostro pensiero è rivolto al domani dei nostri figli e di chi seguirà le nostre vite, respiro di un ardore affascinante. Per questo crediamo che sia giusto non limitare i nostri sogni, ma progettare per secoli, per millenni.

È grande la riconoscenza verso tutti coloro che hanno voluto onorare Solomeo con la loro presenza in questi giorni che ci sono apparsi come una sorta di: “Simposio dell’Anima e dell’Economia” e che ricorderemo per sempre con gratitudine e affetto».

 
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