Per una crescita giusta e garbata

Discorso per l’ingresso in Borsa

Milano, 27 aprile 2012

Sono molto emozionato, onorato direi, di essere qui, in questo contesto e in questo momento così importanti. Però ho una fortuna dalla mia parte: probabilmente vi conosco tutti, motivo per cui, se per l’emozione dovessi sbagliare qualcosa, voi mi comprenderete. Emozionato lo sono, sì, ma devo dire che il sogno della mia vita era proprio questo: rendere il lavoro dell’uomo più umano e provare a quotare quest’impresa perché vivesse i prossimi cinquanta-cento anni. Del resto ho sempre immaginato che un’impresa debba avere naturalmente i progetti a tre mesi, a tre anni, a tre secoli; ed è appunto l’obiettivo che mi sono prefisso in questo caso.

È stata un’esperienza bellissima perché quando, insieme al mio stimatissimo Gianluca Vacchi, che conosco da tanti anni – chiamiamolo amico Advisor: molto speciale, rapido, velocissimo –, quando abbiamo scelto Merrill Lynch e Medio Banca, senza peraltro ricorrere ad alcuna asta, ho incontrato questi ragazzi e ho chiesto loro: «Che cosa possiamo fare di speciale?». Devo dire che Maurizio Tamagnini e Stefano Rangone hanno rilanciato così: «Dobbiamo fare un abito speciale, un abito su misura».

Avevo sempre sentito dire che nel “road show” si sta per trenta-trentacinque minuti a ripetere sempre la stessa cosa: se questo lo si moltiplica per dodici volte al giorno, alla fine della serata si è sfiniti, non se ne può più! Allora ho proposto un’idea speciale: perché non invitiamo i grandi investitori qui a Solomeo? Ho sempre creduto che la cosa più importante fosse convincere. Iniziamo già adesso a farli arrivare.

Volevo anche soffermarmi sull’immagine iconica cui abbiamo fatto ricorso per la quotazione in borsa, ovvero la frase per me affascinante: “il valore della dignità, Brunello Cucinelli si quota alla Borsa italiana”.

Gli investitori sono venuti a Solomeo, abbiamo iniziato a settembre: sono arrivati, sono stati con noi, hanno visto l’azienda, hanno discusso con noi e hanno desinato a casa nostra; poi ci siamo sentiti al telefono, e questo lo abbiamo fatto per otto mesi. Alla fine è arrivato il momento del “road show”, che – vi confesso – comporta anche dei momenti un po’ da pazzi! Considerate che si va letto all’una di notte… Non si sa bene dove ci si trova, perché alle cinque di mattina ti svegli, alle sei e mezzo hai il primo incontro e, appunto, per trenta-trentacinque minuti devi ripetere sempre la stessa formula: «sono alto-bello-biondo», ecc. Quando arrivano le cinque o le sei di sera non puoi immaginare come sei ridotto!

Ho sempre pensato seriamente: come può un essere umano farti capire in mezz’ora cosa è un’impresa se prima non sei stato sul posto, non hai veduto la bellezza dei luoghi o parlato con le persone? Se non ci fossimo sentiti prima, come si sarebbe potuto fare? Quindi questa è stata un’esperienza molto speciale e le banche ci hanno graziosamente concesso di metterla in pratica: l’ho trovato amabile. Ho trovato molto amabile che le due banche abbiano deciso praticamente da sole il prezzo e optato per predisporre una “forchetta” molto stretta, che significava, in qualche maniera, aver studiato il caso, aver studiato bene l’azienda.

Ho tenuto sempre presente Adam Smith per la sua dottrina sulla “ricchezza delle nazioni” che viene insegnata nelle scuole, e che ritengo una visione davvero eccezionale; e ancor più eccezionale è la “teoria sui sentimenti morali” di cui parla questo importante filosofo ed economista scozzese. Sono convinto che la stima per il lavoro altrui sia qualcosa d’importante, quindi in questo rapporto con le banche ho detto loro: «Voi fate il vostro lavoro, io farò la sola cosa che posso fare, ovvero l’industriale». Abbiamo provato a fare questo, abbiamo provato a fare industria.

Quando c’è stato l’incontro con gli investitori, come vi anticipavo, è stato qualcosa di molto speciale, perché abbiamo trattato con i grandi operatori economici americani, gli inglesi, gli italiani… abbiamo spiegato loro la filosofia dell’impresa chiarendo che avremmo voluto ricercare un profitto sostenibile, garbato (abbiamo faticato molto a tradurre garbato in inglese, poi però chi faceva da interprete ci è riuscito!); con l’intenzione di fondo di immaginare un’azienda che potesse crescere senza recare danno alcuno all’umanità o, per lo meno, il minor danno possibile. Abbiamo parlato della dignità del lavoro, e non potete immaginare cosa è venuto fuori di questa Italia! Io immaginavo che l’Italia fosse un po’ meno credibile, ma… Voi che siete esperti avete visto che abbiamo avuto una richiesta diciotto volte maggiore rispetto all’offerta: ciò vuol dire che l’Italia è credibile, vuol dire che siamo un Paese serio, un Paese che sa fare.

All’estero sono affascinati da questa filosofia di impresa italiana, dal valore di mani sapienti che con la loro dignità, con la loro fierezza, con la loro curiosità, lavorano. Sono stati tutti affascinati dall’idea di ridare dignità morale ed economica al lavoro; come possiamo avere delle bellissime imprese con persone che guadagnano appena 980,00 euro? Non è possibile!

Devo dire che tutti gli investitori, tutti indistintamente e anche i grandissimi – credetemi – hanno capito che la persona umana deve guadagnare in maniera adeguata, deve vivere una vita più dignitosa. Ognuno dovrebbe lavorare le giuste ore, dovrebbe essere “connesso” il giusto tempo e così via.

Quindi questa è l’idea che abbiamo illustrato in giro per il mondo, e abbiamo riportato a casa delle cose, secondo me, bellissime: il valore della dignità umana e morale, ma anche l’immagine di un’Italia sana, perché come avremmo potuto ricevere queste offerte se l’Italia non fosse stata credibile? A volte per delle aziende italiane viene posto un veto, perché si ritiene che il Paese sia a rischio; ma io non penso la stessa cosa, e di fatto così non è avvenuto.

Noi volevamo cercare nuovi soci, che potessero agire da veri e propri custodi di quest’impresa per il prossimo secolo. Qualcuno di voi mi conosce: i grandi pensatori dell’umanità mi hanno portato a sentirmi custode di quest’impresa e non proprietario; maggior azionista sì, ma custode appunto e – lo ribadisco – non proprietario! Il concetto stesso di custodia mi affascina e da sempre immaginavo di aprire un’azienda concependola ancora più internazionale di quello che normalmente un’azienda è: un’azienda aperta al mondo. Per questo immaginavo che forse un giorno le due figliolette – beh, figliolette... insomma, hanno ventinove e ventuno anni e io sono anche nonno! – potessero gestire quest’impresa con qualche manager vicino, cioè sentirsi anche loro, per la loro parte, responsabili del mondo, responsabili per la nostra terra e per la nostra Italia.

Quindi, se dovessi dire ciò che penso, credo fortemente in un nuovo capitalismo, un nuovo capitalismo umanistico contemporaneo. Da che cosa viene tutto questo? I giovani di oggi conoscono tutto, a ventitré anni ormai sono informati su qualsiasi cosa in tempo reale e noi non siamo più credibili se non siamo più veri; per questo abbiamo bisogno di un capitalismo umanistico nel quale illuminismo romanticismo si fondano, nel quale mente e anima si incontrino. Un’idea come questa, che parte dalla mente e che passa per l’anima, la ritengo una bellissima idea. Non possiamo più mentire, c’è una forma di moralizzazione dell’umanità, ma non è una moralizzazione che viene dal nulla all’improvviso, perché la moralità è una necessità connaturata al genere umano, e soprattutto oggi inevitabile, se volete, perché ormai tutto è noto a tutti e non siamo più credibili se, appunto, non siamo veri.

Allora è stata un’esperienza di road show bellissima, in quanto è stata un’esperienza di rapporto molto serio tra industria e banca. L’assegnazione non è stata facile, perché, come detto, avevamo una richiesta diciotto volte superiore all’offerta e abbiamo chiuso il road show a metà del suo percorso; ma non lo abbiamo fatto per snobismo. Per fortuna, avendo incontrato gli investitori prima, abbiamo chiuso, perché altrimenti avremmo incontrato qualche difficoltà nelle assegnazioni, ed anzi spero che le assegnazioni fatte dalle mie due stimatissime banche siano state fatte con garbo, come del resto è nel loro consueto modo di operare.

Devo pertanto ringraziare immensamente tutti, a partire da Gianluca Vacchi; devo ringraziare i miei istituti di credito con i quali abbiamo avuto un rapporto bellissimo, i miei stimatissimi analisti che hanno fatto un lavoro eccezionale... Flavio Cereda e Chiara Rotelli hanno svolto in maniera esemplare il delicato compito di andare dagli investitori per convincerli a investire in un’impresa che cerca profitto, ma vuole un profitto sano, un profitto che può essere normale e che non dev’essere certo in alcuna maniera esasperato.

A tutti gli investitori, chiudendo questi incontri, ho detto: «Se voi cercate un’impresa alla quale chiedete di far profitti facendo male all’umanità, questa è un’azienda che non dovete comprare; se voi cercate un’impresa dalla quale vi aspettate di fare crescite importantissime senza però rispettare l’artigianalità, la qualità e l’esclusività del prodotto, questa non è l’azienda giusta per voi, non la dovete comprare!».

Sono perciò fiero di tutto questo e colmo di debiti di gratitudine anche verso voi giornalisti: avete scritto dei pezzi su di noi con grande poesia e con grande amore, quindi vi siamo grati, e vi è grata la nostra impresa, la nostra Umbria, la nostra Italia. A proposito, direi questo: proviamo a parlare un po’ meglio dell’Italia, abbandoniamo questa idea che per forza sia un Paese che si sta sgretolando! Non sono per niente d’accordo con questo modo negativo di vedere le cose; guardate che si vede che sta arrivando un secolo d’oro, si vedono i forti sentimenti nuovi, i grandi ideali che stiamo recuperando. Proprio in questi road show ho trovato una notevolissima attenzione a questi grandi ideali.

Voi non ci crederete: ho trovato uomini di cinquant’anni, di grande esperienza, che si emozionavano, con gli occhi lucidi, parlando della dignità dell’uomo; e questo credo sia il più bel messaggio che io vi possa trasmettere. È il più bel messaggio per la nostra Italia, che è un’Italia di qualità, un’Italia fatta di persone per bene che lavorano: per questo io sono fiducioso per i prossimi anni a venire.

Immensamente grazie anche a tutti gli avvocati che hanno lavorato con noi! Vi racconto una cosa abbastanza carina: quando decidemmo di andare in borsa, a gennaio del 2011, vennero tutti questi avvocati, questi ragazzi, e io vedevo le case di Solomeo illuminate sino a mezzanotte; allora ho detto loro: «No, non è questo il sistema, voi dovete smettere di lavorare alle sei, alle sette di sera perché san Benedetto (che oggi ci ha portato anche il sole) dice: “Ogni giorno l’essere umano ha bisogno di riposarsi, l’anima con la preghiera, la mente con lo studio e il lavoro”».

Non solo, Benedetto dice anche: «Cerca di essere rigoroso e dolce, esigente maestro, amabile padre» ed io non so se sono amabile e dolce, ma rigoroso ed esigente lo sono di sicuro, quindi vi sono grato, sono grato ai miei ragazzi dell’impresa che lavorano con me, però voi qui davanti avete un custode. Questo concetto è diventato parte di me e siamo alla ricerca di nuovi custodi che credano in quest’impresa.

Grazie, immensamente grazie a tutti voi!

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