Oltre cinque secoli fa, quell’appassionato osservatore che fu Leonardo da Vinci annotava che la «natura è piena di infinite ragioni che non furono mai in esperientia». Siamo ancora lontani dalla comprensione dei legami che ci uniscono alla madre terra; le nostre opere e i nostri studi sono piccoli passi nell’infinito spazio che ancora deve ricoprire la nostra conoscenza. Ma questi legami sono vivi, e operano attraverso tutti noi che siamo al tempo stesso custodi e ospiti del creato.


La tradizione umbra ci ha lasciato memorie e riti secolari, ma anche uno speciale rapporto con la terra. L’immagine che ritrae la custodia delle vigne di Solomeo, l’accensione dei fuochi per scaldare la terra durante i tardivi freddi dell’aprile 2017, esprime un momento dell’amore che portiamo verso natura, volto a scavalcare difficoltà e calamità grazie ad un sentimento di fierezza e di compassione. Quell’armonico intreccio di campi coltivati, di case, colline, pascoli e borghi costituiscono lo spartito del nostro canto perpetuo alla natura, sono il frutto della passione e della cura per la vita, intesa come unione di tutto il creato e come nobile patto che attraversa le generazioni.

La bellezza salverà il mondo

​‌”

​‌Fëdor Dostoevskij

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