Armonia con il Creato e Umana Sostenibilità

Busto Marco Aurelio

Busto di Marco Aurelio

Armonia fu un tempo una divinità greca. Figlia di Afrodite e di Ares, sposò Cadmo, figlio del re fenicio Agenore, fratello di Europa. Con lui fondò Tebe, e da Giove i due sposi furono ammessi alla eterna vita dei Campi Elisi.

Sallustio era convinto che «le storie della mitologia non avvennero mai, ma sono sempre». Oggi la dea Armonia rivive in un concetto universale che, applicato alla persona umana, riflette la sua generosità: è disposizione verso la vita, proporzione, connessione, unità di intenti, concordia di sentimenti, eleganza. La radice “ar”, come Arte e Aritmetica, simboleggia i profondi nessi che combinando concordemente ragione e istinto creano “le cose belle e utili per tutto il Creato”.

Sotto al cielo, con la sua luce, le sue nuvole sempre nuove e cangianti, e le sue stelle, sta la terra, con le sue montagne, i suoi mari, le opere umane. Dobbiamo fare in modo che l’azione sull’ambiente non rechi danno o ne rechi il minore possibile: “armonioso è sostenibile”.

Giusto tempo, giusta coltivazione dei campi, giusta cura delle città e dei borghi antichi, giusta ideazione di quelle nuove e giusto risanamento delle periferie sono cose realizzabili, e l’impegno necessario per attuarle, per quanto grande, è sostenibile. Giusto vuol dire pertinente, innovativo, tempestivo, previdente, rispettoso, armonioso.

Prima di lasciare il giardino dove ha dialogato con Fedro, Socrate si rivolge alle divinità del luogo: «Caro Pan, e voi altre tutte divinità del luogo, concedetemi di diventare bello interiormente e che tutte le cose esterne che ho mi siano in armonia con quelle interne».

L’Armonia è un carattere essenziale del capitalismo umanistico, consapevole e desideroso che le sue cose esterne siano amiche con quelle interne. “Il mondo non va consumato, ma utilizzato con temperanza”; il desiderio continuo verso la cura del Creato è naturale. «Non esiste amore che non implichi la cura di conservare la cosa amata». Così lo scrittore inglese Bernard de Mandeville, nel XVII secolo, sintetizzava con fascino il concetto di custodia.

La custodia è lo strumento della cura. Ognuno di noi è curatore della porzione di Creato che gli è assegnata, e sa che tenere in efficienza l’aiuola dinanzi alla sua casa significa tener in efficienza la città, e sa anche che per tenere in efficienza i fiori dell’aiuola non basta annaffiarli, ma è necessario sostituirli quando i loro petali iniziano ad appassire.

Non basta utilizzare previdentemente il Creato, esso deve anche essere rinnovato. Non vi è conservazione senza cambiamento. Qualcosa di simile al buon concime, ricco di humus, che rende fruttifera la terra. Però, a differenza dei fertilizzanti, non la desertifica, ma la rigenera in continuazione riconducendo in essa la vita.

Fra le finalità essenziali del capitalismo umanistico vi è armonizzare profitto e dono, utilizzo e beneficio. Le direttive internazionali sono una guida eccellente per il comportamento armonioso verso la natura e per ciò che riguarda il risparmio, il rinnovo e la tutela.

Si pensi alle opere di costruzione umana. Non tutte hanno lo stesso destino. Alcune, come i monumenti, sono destinate virtualmente all’eternità, altre ancora, come le città, a durare secoli; la vita di altre, come le infrastrutture industriali, è subordinata ai cambiamenti dell’economia e del mercato. Essere consapevoli di questo, tenere vivi i contatti con le persone e le cose è l’atteggiamento previdente che rende facile armonizzare tempestivamente l’azione ai cambiamenti riducendo gli sprechi.

La famiglia tradizionale è stata per secoli il nucleo della società umana. Oggi vive un momento di leggera difficoltà, però dobbiamo immaginare una più ampia famiglia umana. La cibernetica avvicina le persone in una specie di famiglia planetaria, dove la fratellanza tra gli uomini si può toccare con mano. I rapporti tra le persone della famiglia universale, mediati da internet, sono necessariamente veri.

Esser veri è nobile, essere sinceri rende tutto più semplice: come nella famiglia, anche nell’impresa solidarietà e sussidiarietà permettono di armonizzare la severità con l’indulgenza e la rendono più credibile. Quando la verità mostra le mancanze, che sono umane, è naturale affidarsi al coraggio e all’onestà per riparare gli errori, anche nel campo della tecnologia più avanzata.

La tecnologia è utile alla produzione, e il grande tema è l’armonia tra i tempi di creazione e i modi di utilizzo: la macchina volante inventata da Leonardo sembrò a suo tempo una cosa meravigliosa, ma quanto tempo dovette trascorrere perché gli uomini fossero pronti per utilizzarla? Oggi la tecnologia genera prodotti nuovi con velocità accelerata, prodotti con funzioni tali per qualità e numero da anticipare i tempi.

Sta ai geni contemporanei, ai Leonardo di oggi, creare una cronologia armonica; sta a tutti utilizzare con accortezza e pertinenza la tecnologia. Sarebbe bello se l’idea di una nuova monumentalità convincesse i geni di oggi, a lasciare ai posteri testimonianze eterne dei nostri tempi, così come ritennero di fare i grandi del passato.

Da Internet ai robot un utilizzo umanistico della tecnologia costituisce un aiuto immenso alla tutela consapevole e previdente del Creato, e l’artigianato è in prima fila.

L’artigianato è stato per secoli una delle pietre angolari di un’economia umanistica in ogni parte del pianeta. Oggi tutti sono convinti della necessità di conservare questo bene posto a metà tra arte e tecnica. Ma come fare? I nuovi tempi hanno modificato i modi di vivere e le situazioni. Però a Solomeo sono state attivate scuole artigiane per la formazione di artefici di diverse discipline, prima fra tutte quella del tessuto. Una sfida che ha avuto un grande successo, e la ragione è che non ci siamo concentrati sulle modalità, ma sulla sostanza umanistica dell’artigianato, consapevoli dei suoi immensi valori creativi.

Come si può chiamare “manuale” un lavoro dove la mano è strumento della mente e dell’istinto creativo? È necessario convincere i giovani, e ridare loro fiducia. Trasmettiamo loro la speranza e il sogno del futuro luminoso che li attende.

L’insegnante deve essere pieno di umanità e di verità verso gli studenti. Essi hanno bisogno di sentirsi amati, essi non sono vasi da riempire ma fiammelle da accendere. Non vanno prevaricati, altrimenti c’è il rischio di scivolare verso un’istruzione che offende la loro dignità. Ma se l’insegnante saprà armonizzare il cuore con la didattica, se saprà suggerire anziché suggestionare, se saprà testimoniare anziché indottrinare, allora esso sarà un gigante, e produrrà la migliore forza del futuro. Una forza che amerà spontaneamente il Creato, e magari non avrà bisogno di leggi per rispettarlo e per vivere in esso con armonia.

I Nostri Ideali di Vita e di Lavoro

Decalogo

I. Amiamo e rispettiamo la Terra Madre coltivandola secondo natura e accogliendo i suoi frutti come il dono più caro.

II. Non usiamo più di quanto è necessario e naturale. Utilizziamo l’universo con amabilità.

III. Agiamo sempre come fedeli e amorosi custodi del Creato.

IV. Crediamo nella dignità morale ed economica dell’essere umano.

V. Lavoriamo sostenendo il giusto utile e l’armonia tra profitto e dono.

VI. Ricerchiamo l’armonia tra il giusto lavoro e l’umana riservatezza.

VII. Ricordiamo i padri. Ci hanno insegnato a rispettare le leggi, e nella loro parola è scritta la nostra storia.

VIII. Crediamo in un universalismo del mondo e agiamo con grande rispetto per tutte le civiltà.

IX. Accettiamo i giusti cambiamenti per vivere la parte migliore dei nostri tempi.

X. Amiamo i giovani e trasmettiamo loro la speranza e il sogno del futuro luminoso che li attende.

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