Periferia amabile

Spesso la periferia viene associata a un significato negativo. Ma non sempre è così: la periferia è un luogo bellissimo quando la sua umanità, la dignità delle persone che la abitano, possono esprimersi secondo la loro natura. Ciò che fa brutta una periferia è eventualmente il pensiero brutto di chi l’ha progettata o di chi l’amministra, o l’abuso che ne fanno persone non amabili.

Nella Grecia antica la parola periferia indica la circonferenza, cioè la forma più perfetta. Non potrebbe oggi essere la periferia la forma più perfetta di una città? Dobbiamo quindi fare qualcosa per il territorio e per le periferie, dobbiamo risolvere il problema delle periferie che spesso riguarda le più belle città antiche. Non è affatto complicato, se sapremo porre e mantenere al centro del nostro pensiero e di ogni nostra azione l’umanità delle persone.

Oggi, pur tra alcune cose che non vanno, nelle periferie l’umanità risplende comunicativa, spontanea. Dobbiamo immaginare, vedere una periferia nuova, rispettosa della dignità delle cose e dell’uomo.

«Periferia Amabile» è l’espressione che definisce nel modo più profondo e intuitivo questa visione. Non importa di quale periferia si tratti, sarà sempre una periferia amabile, nella quale si riconosce la propria identità, e si dà significato alla propria esistenza. Si deve fare tutto il possibile, ognuno per quello che può. Si può agire con tutti i tipi di periferia, sia residenziale che industriale, da progettare o esistente.

Il caso della periferia industriale di Solomeo, risolto di recente con il Progetto per la Bellezza, lo ha dimostrato con i fatti. La strada che attraversa quella periferia è diventata un viale alberato del parco, che non si chiama più «via dell’Industria» ma, più realisticamente «Parco dell’Industria».

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