Armonia e Speranza

Nella lingua greca classica Armonia è una dea, talmente legata al suo sposo, che accetta di essere trasformata piuttosto che separarsi da lui. Non è un caso se questo concetto di “legame” lo si ritrova nel significato della parola greca “armozein”, che appunto significa “unire”, “collegare” “connettere”.

Pochi concetti come quello di “armonia” sono flessibili e generosi. Se tutte le parti di una creazione naturale o artificiale sono proporzionate tra loro e nell’insieme, se i loro collegamenti sono melodiosi e graziosi, quella creazione sarà armonica, come possono esserlo una musica, un’architettura, una scultura, una poesia.

E così noi stessi, quando la nostra anima è in sintonia con il nostro corpo, ed entrambi, corpo e anima, sono connessi al Creato, siamo in uno stato di Armonia interna ed esterna.

Armonia: questa parola tanto antica è tornata oggi prepotentemente alla ribalta con la Tecnologia, una nuova “divinità” contemporanea dall’etimo antico, che oggi grazie a internet significa “connettere”. Come i nostri padri durante la rivoluzione industriale tra la fine del Settecento e primi dell’Ottocento, viviamo oggi un entusiasmo screziato di timori. Cambieranno i significati della vita? Sono certo di no: basta che l’umanità della parola antica sopravviva in quella odierna. Se i connessi di oggi ricorderanno di essere persone umane, resistendo all’attrattiva disumanizzante delle macchine, il presente vivrà nell’Armonia e il futuro nella Speranza.

Anche Speranza fu una dea greca, l’ultima in grado di salvare l’uomo dopo che era stato aperto il vaso di Pandora e tutti i mali del mondo erano usciti a desolare la terra. Di Speranza, ultima dea, è figlia l’Attesa, che noi amiamo, perché genera i valori. Nulla di quanto è nel mondo nacque in un attimo. Le colonne eroiche con le quali fu celebrata la grandezza di Roma furono costruite con i marmi che erano induriti e divenuti traslucidi nel corso di milioni di anni, e per questo sono eterne e belle. Come è più bella, in montagna, l’acqua di una sorgente che disseta coloro che giungono alla fine di un lungo cammino.

Oggi forse non sappiamo più attendere, e tutto è meno bello, perché non sempre è conquistato a fatica. Son convinto che l’Armonia e la Speranza generino la bellezza perché hanno i loro tempi, non si affrettano. Nell’Armonia immaginiamo le cose che ancora non abbiamo, e sono le più belle. Anche se si fatica a crederlo, il piacere della vita è proprio qui, quando desideriamo, piuttosto che non dopo, quando avremo. I sogni generati dall’attesa sono come le idee e, come riteneva Platone, le idee sono più belle delle cose reali.

Il futuro del mondo oggi, l’ho detto, per qualcuno è a volte fonte di un certo mal d’animo. Invece no, io sono convinto che se porremo nuovamente Armonia e Speranza sugli altari, se riconquisteremo il piacere dell’attesa e della gradualità, dai nostri occhi cadrà la benda che ci nega la bellezza del Creato e la visione di un futuro radioso, per tutti gli uomini, dove il profitto sarà dono, dove la moderazione sarà madre, dove ogni uomo potrà liberamente scegliere, fratello fra i fratelli, la terra dove stare bene, e dove magari altri uomini, se lo desiderano, potranno trascorrere la loro intera vita nei luoghi dei loro padri.

Armonia e Speranza

Interno del Pantheon, Roma, Samuel Magal / Sites & Photos / Heritage Images/Archivi Alinari, Firenze

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